Quando il progetto nasce da una scelta di vita

Costruire intorno a una visione

Emanuele Goio

Antropologo e consulente bioedile

Laureato in antropologia, Emanuele è consulente bioedile e si occupa di indagare il rapporto tra persone, culture e contesti dell’abitare contemporaneo. Opera nella divulgazione dei temi della sostenibilità, con particolare attenzione ai materiali naturali e ai loro impatti sociali, ambientali e culturali. Nel blog porta riflessioni che intrecciano ricerca antropologica, esperienza sul campo e pratica progettuale, esplorando le connessioni tra scelte individuali, filiere produttive e trasformazioni collettive.

13 Luglio 2026

 

Abstract Ci sono case che prendono forma a partire da un’esigenza abitativa e altre che nascono da una ricerca più profonda. A Russi, in provincia di Ravenna, il cantiere realizzato da Soluzione Legno con sistemi holzius racconta il percorso di una famiglia che ha scelto di interrogarsi sul proprio modo di vivere prima ancora che sul modo di costruire. La casa diventa così il punto di arrivo di una riflessione su salute, natura, materiali e qualità delle relazioni. Un progetto che mostra come l’abitare possa essere la conseguenza coerente di una visione della vita, prima ancora che una risposta a requisiti tecnici o prestazionali.

 

Costruire partendo da una domanda

Spesso, quando si decide di costruire, si parte dall’esterno: dalla forma della casa, dal disegno del tetto, dalle dimensioni delle finestre, dal carattere della facciata. La costruzione diventa così una successione di scelte tra diverse possibilità: a volte è il gusto a decidere, altre volte il budget, altre ancora l’abitudine o il modello di riferimento.È un approccio legittimo, ed è quello che la maggior parte dei percorsi edilizi segue. Ma esiste un’altra direzione, meno frequentata, che rovescia il punto di partenza: iniziare non dalla casa che si vuole vedere, ma dalla vita che si vuole abitare.

Il cantiere di Russi, in provincia di Ravenna, nasce proprio da questo rovesciamento. La proprietaria, Elena Babini, ha scelto di realizzare una casa non partendo da un modello abitativo predefinito o stereotipato, né dalla ricerca di una particolare soluzione tecnica, ma da una domanda più profonda: come voglio vivere, e quali valori voglio che abitino insieme a me? La sua scelta non è maturata improvvisamente. È il punto di arrivo di un percorso di consapevolezza che l’ha portata a interrogarsi su temi oggi spesso dati per scontati: la qualità dell’aria che si respira in casa, il rapporto con il paesaggio, il senso del benessere abitativo inteso non come prestazione tecnica ma come esperienza quotidiana. Domande concrete – che tipo di materiali voglio intorno ai miei figli? quanto sono disposta a investire non in metri quadri, ma in qualità della vita? – da cui è emersa la volontà di costruire un ambiente coerente con le esigenze della propria famiglia, con il rapporto con la natura e con una precisa idea di benessere abitativo. È proprio questo che rende interessante osservare il progetto mentre prende forma. Perché prima ancora dei materiali, delle tecnologie o delle prestazioni energetiche, emerge il percorso che ha portato a determinate scelte. Ogni casa racconta una storia, ma alcune lo fanno in modo più esplicito di altre. Raccontano priorità, rinunce, convinzioni e desideri. Raccontano ciò che una persona considera essenziale.

Quando la materia diventa conseguenza

Quando una visione dell’abitare si pone e poi resta al centro del progetto, anche le scelte costruttive cambiano significato. Le grandi aperture non servono semplicemente a portare più luce all’interno, ma a costruire una relazione continua con il paesaggio e con il mutare delle stagioni. L’argilla utilizzata negli ambienti interni non rappresenta solo una scelta estetica, ma una risposta concreta ai temi del comfort, della regolazione dell’umidità e della qualità dell’aria. Anche la scelta del legno massello è stata la conseguenza logica di un ragionamento più ampio. Il legno massello, lavorato senza colle, mantiene intatte le proprie caratteristiche naturali: è igroscopico, regola naturalmente l’umidità dell’aria, conserva una temperatura superficiale vicina a quella del corpo umano, non introduce nell’ambiente sostanze di sintesi che potrebbero alterarne la salubrità. Allo stesso tempo, non è un materiale inerte: è una materia viva che continua a dialogare con chi abita lo spazio. Per Elena, questa caratteristica non era un dettaglio tecnico, ma il cuore della scelta: costruire con un materiale che non separasse la casa dalla natura, ma ne prolungasse la presenza. La materia, in questo senso, non è mai neutra. È la traduzione concreta di una serie di priorità e di valori.

La ricerca della coerenza

Quando le motivazioni che guidano un progetto sono profonde e consapevoli, nasce spesso anche il desiderio di condividerle. Aprire il proprio cantiere è un atto di condivisione, un’occasione per raccontare un percorso, discutere di scelte e valori che hanno accompagnato la costruzione di quella casa che, spesso, è il sogno di una vita. Visitare un cantiere significa, allora, osservare il modo in cui desideri, idee e realtà si incontrano. Va detto con chiarezza: aprire un cantiere significa anche mostrare il lavoro in divenire, con le sue imperfezioni, le sue mediazioni, le sue difficoltà. Ogni progetto nasce infatti dall’incontro tra aspirazioni e vincoli — budget, normative, disponibilità dei materiali, esigenze tecniche e tempi di realizzazione — prendendo coscienza ben presto che la coerenza assoluta non esiste e probabilmente non è nemmeno un obiettivo realistico. Ciò che conta è la direzione complessiva del progetto e come la sostenibilità e il benessere abitativo non si misurano nell’assenza di compromessi ma nella capacità di mantenere una visione coerente pur all’interno della complessità delle scelte necessarie. In fondo è questo il valore di una visita in cantiere: comprendere non soltanto come si costruisce una casa, ma perché si è scelto di costruirla in quel modo.

Costruire significa costruire relazioni

Osservando un edificio in fase di realizzazione emerge anche un aspetto che comunemente si perde una volta conclusi i lavori. Ogni casa è il risultato di una rete di relazioni che coinvolge committenti, progettisti, artigiani, imprese e fornitori. È il frutto di un dialogo continuo tra competenze differenti, chiamate a collaborare per trasformare una visione in uno spazio abitabile.In questo contesto il ruolo di chi costruisce va oltre l’esecuzione tecnica, e si orienta a favore di una interpretazione “propria” del progetto e di una profonda comprensione delle motivazioni, per contribuire a mantenerne la coerenza durante tutte le fasi della realizzazione.

Una casa che sostiene la vita

Come abbiamo visto, la qualità di un’abitazione non dipende soltanto dalle sue caratteristiche tecniche. La domanda più importante resta quella da cui tutto ha avuto origine: questa casa sarà davvero in grado di sostenere la vita per cui è stata pensata? È una risposta che nessuna certificazione può fornire e che soltanto il tempo potrà confermare. Ed è proprio qui che si misura il valore di un progetto: nella capacità di creare spazi che accompagnino le persone, le loro relazioni e i loro cambiamenti.

Una casa che sostiene la vita.