Cradle to Cradle Certified®: oltre la conformità normativa

Perché oggi una certificazione volontaria dice qualcosa che la norma non chiede

Andrea Dell’Orto

Giornalista e consulente in comunicazione per la sostenibilità

Da anni si occupa di ambiente costruito, bioedilizia e qualità dell’abitare, con uno sguardo critico che intreccia aspetti tecnici, culturali e sociali della transizione ecologica. È ideatore e conduttore della trasmissione “Essere e Abitare”, dedicata al rapporto tra uomo, architettura e ambiente. Ha svolto attività didattica come docente presso l’ITS Rosario Messina e al Master in Wood Architecture di YAC a Bologna, portando i temi della sostenibilità e dell’abitare consapevole anche in ambito formativo.

11 Marzo 2026

 

In un panorama normativo sempre più centrato su EPD e indicatori LCA, che senso ha oggi una certificazione volontaria di tipo ISO 14024? Questo approfondimento analizza la certificazione Cradle to Cradle Certified® ottenuta da holzius, ricostruendone il significato alla luce dei CAM Edilizia 2025 e chiarendo cosa certifica davvero — e cosa no — in un sistema costruttivo che sceglie di andare oltre il minimo richiesto.

 

Negli ultimi anni l’Europa ha iniziato a mettere ordine nel mondo delle etichette ambientali. Non per eccesso di zelo normativo, ma per necessità. La proliferazione di claim verdi e marchi autoattribuiti ha reso opaco un mercato che dovrebbe fondarsi sulla trasparenza. La Commissione Europea sta lavorando per regolamentare le dichiarazioni ambientali e ridurre il greenwashing: chi comunica sostenibilità deve dimostrarla con criteri oggettivi, verificabili, comparabili.

Per capire cosa significa oggi una certificazione ambientale bisogna però fare un passo indietro.

Le etichette ambientali prima dell’LCA

Prima dei Criteri Ambientali Minimi, prima che le EPD diventassero uno standard nei capitolati pubblici, prima che l’LCA entrasse stabilmente nel lessico progettuale, esisteva sostanzialmente un solo modo per far certificare a un ente terzo le qualità ambientali di un prodotto: le etichette ambientali di Tipo I, disciplinate dalla ISO 14024.

Con l’acronimo LCA (Life Cycle Assessment) si intende la metodologia scientifica utilizzata per analizzare e quantificare gli impatti ambientali di un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita — dall’estrazione delle materie prime alla produzione, dall’uso fino al fine vita. È lo strumento analitico che consente di misurare in modo comparabile le prestazioni ambientali dei prodotti.

Marchi come Ecolabel UE, Blue Angel o Natureplus sono esempi di questo modello. Certificazioni volontarie, multi-criterio, fondate su requisiti prestazionali da rispettare. Non semplici dichiarazioni, ma sistemi che stabiliscono limiti e chiedono di superarli.

La ISO 14024 stabilisce principi precisi: natura volontaria, applicazione dei principi ISO 14020, rispetto della legislazione vigente, sviluppo dei criteri con un approccio completo al ciclo di vita, differenziazione dei prodotti ambientalmente preferibili, criteri misurabili e verificabili, trasparenza del processo, revisione periodica dei requisiti. Una certificazione 14024 non solo descrive un prodotto, ma ne attesta il superamento di soglie definite.

Il ruolo delle EPD nel quadro normativo

Oggi, però, lo scenario normativo è cambiato.

Da quanto i Criteri Ambientali Minimi hanno dettato l’agenda delle aziende in termini di sostenibilità minima di prodotto, per rispondere ai requisiti CAM, nella maggior parte dei casi viene richiesto disporre di certificazioni di tipo ISO 14025, cioè le EPD.

Ricordiamo che le EPD (Environmental Product Declaration) sono dichiarazioni ambientali di prodotto verificate da terza parte che riportano, in modo standardizzato, i risultati di uno studio LCA e alter informazioni volontarie caratterizzanti il prodotto. Non stabiliscono soglie prestazionali, ma rendono pubblici e confrontabili gli indicatori ambientali di un prodotto lungo il suo ciclo di vita.

Deve essere chiaro che una EPD non è una certificazione prestazionale, ma una dichiarazione ambientale basata su LCA. Fornisce dati quantitativi verificati — emissioni di CO₂ equivalente, consumo di risorse, indicatori di impatto — ma non stabilisce se quei valori siano “buoni” o “cattivi”. È una carta d’identità ambientale: racconta, non giudica.

La differenza è sostanziale: una ISO 14024 impone limiti quantitativi per determinare un giudizio qualitativo, una ISO 14025 espone solo dati quantitativi.

Non tutte le certificazioni ISO 14024 sono automaticamente valide per soddisfare i CAM. Sono utili solo se, punto per punto, dimostrano oggettivamente di coprire i requisiti richiesti dal Decreto di riferimento. Ma in un contesto in cui la conformità normativa si gioca soprattutto sui dati LCA, una certificazione 14024 scelta volontariamente assume un significato diverso: non un adempimento, ma una dichiarazione di visione.

Ed è con questa lente che ho deciso di guardare la certificazione Cradle to Cradle Certified® ottenuta da holzius, per capire se, in un sistema già dotato di EPD e conforme ai requisiti normativi, una certificazione volontaria multi-criterio abbia ancora un senso.

Cradle to Cradle Certified®: una certificazione che cambia prospettiva

Cradle to Cradle Certified® (dalla culla alla culla) non nasce per soddisfare un obbligo di legge. È formalmente riconducibile alla famiglia delle ISO 14024, ma ne interpreta lo spirito in modo non convenzionale.

Non si limita infatti a stabilire limiti emissivi o prestazioni ambientali minime. Sposta l’attenzione sulla progettazione della materia, sulla circolarità, sulla gestione energetica, sull’acqua, sulla dimensione sociale.

Il principio alla base del protocollo è più radicale. L’obiettivo non è semplicemente ridurre l’impatto negativo dei prodotti o assicurarsi che “non facciano male”, ma progettare materiali e sistemi che possano generare effetti positivi e rigenerativi lungo tutto il loro ciclo di vita. In questa prospettiva, materia, energia e risorse vengono pensate per rimanere all’interno di cicli continui, biologici o tecnici, capaci di produrre valore per l’ambiente e per le persone.

I criteri della certificazione

La sua struttura è multi-criterio. Valuta cinque ambiti distinti: qualità chimica dei materiali, riutilizzo delle risorse, gestione energetica e climatica, gestione dell’acqua, equità sociale lungo la filiera.

Diciamo subito che in una scala che include i livelli Bronz, Silver, Gold e Platinum, l’azienda di Oris ha ottenuto il livello complessivo Gold, con le seguenti valutazioni area per area.

  • Material Health: Platinum
    Valuta la sicurezza chimica dei materiali. Analizza la composizione del prodotto per verificare l’assenza di sostanze pericolose e la compatibilità con la salute umana e con i cicli biologici e tecnici.
  • Material Reutilization: Gold
    Misura il grado di circolarità del prodotto: contenuto riciclato o rinnovabile, progettazione per la separabilità, possibilità di riuso e gestione responsabile del fine vita.
  • Renewable Energy and Carbon Management: Gold
    Valuta l’uso di energia rinnovabile nei processi produttivi e le strategie di riduzione e gestione delle emissioni di carbonio lungo la filiera.
  • Water Stewardship: Gold
    Analizza la gestione della risorsa idrica: consumi, qualità degli scarichi, tutela dei bacini idrici e responsabilità ambientale nei siti produttivi.
  • Social Fairness: Gold
    Esamina le condizioni sociali e di governance lungo la catena di fornitura: diritti dei lavoratori, equità, trasparenza e rispetto delle normative etiche.

Il livello Platinum nella qualità della materia indica che la composizione del sistema non presenta sostanze problematiche secondo i criteri del protocollo. I livelli Gold negli altri ambiti testimoniano una gestione strutturata e avanzata della circolarità, dell’energia, dell’acqua e della dimensione sociale, pur riconoscendo margini di miglioramento.

Il fullscope Gold è la sintesi di questo equilibrio, che in ogni caso non ha la pretesa di essere un primato assoluto. È la fotografia di un sistema che eccelle su un asse — la qualità intrinseca della materia — e mantiene standard molto elevati sugli altri.

Il rapporto tra C2C e CAM Edilizia 2025

La rilevanza della certificazione si comprende ancora meglio se letta alla luce dei CAM Edilizia 2025, adottati con il Decreto Ministeriale 24 novembre 2025 e oggi riferimento obbligatorio negli appalti pubblici.

All’interno del decreto sono previsti criteri premianti specifici per le etichette ambientali e per l’uso di materiali rinnovabili. In particolare, il punto 3.2.3 “Etichettature ambientali o ecologiche” riconosce un punteggio premiale per l’impiego di prodotti da costruzione dotati di etichette ambientali certificate.

Nel testo dei CAM viene spesso citato l’Ecolabel UE, in quanto marchio ufficiale dell’Unione Europea, ma il principio non è esclusivo. I CAM prevedono infatti che possano essere utilizzate etichette ambientali conformi alla norma ISO 14024 (Tipo I), purché lo schema certificativo indaghi in modo sostanziale il requisito richiesto dal punto specifico della norma e ne consenta la verifica oggettiva.

Non è il marchio in sé a determinare la conformità, ma la corrispondenza tecnica tra requisito normativo e contenuto dello schema certificativo.

Il legno nei CAM Edilizia 2025

Interessante sottolineare che il criterio 2.6.7 “Materiali naturali” introduce una premialità esplicita per l’utilizzo di materiali rinnovabili nelle strutture portanti. È prevista una valorizzazione progettuale quando le strutture portanti in legno superano il 20% del totale dei materiali impiegati a livello strutturale nell’opera, riconoscendo così il ruolo del legno come materiale rinnovabile e coerente con una progettazione sostenibile.

In questo punto la relazione diventa concreta: la certificazione Cradle to Cradle Certified® valorizza la qualità intrinseca della materia e la gestione responsabile del sistema; i CAM premiano l’uso strutturale del legno e l’adozione di etichette ambientali di Tipo I che dimostrino requisiti sostanziali.

Non è una sovrapposizione automatica, ma una coerenza dimostrabile, se il contenuto tecnico della certificazione viene letto e applicato con rigore.

Oltre la conformità normativa

In un contesto normativo sempre più centrato su LCA, EPD e indicatori quantitativi – tutti dati disponibili in azienda – una certificazione come Cradle to Cradle Certified® non è obbligatoria. Proprio per questo, quando viene scelta, racconta qualcosa che va oltre il minimo richiesto dalle norme, ma apprezzato dal mercato.

Non sostituisce i numeri.
Ma introduce una domanda che i numeri, da soli, non fanno:

quanto è coerente il prodotto/progetto con ciò che dichiara di essere?

E, nel mondo dell’ambiente costruito, questa resta la domanda più difficile.